Cassazione: sì al certificato di origine a posteriori se la fattura è invalida

Cassazione: sì al certificato di origine a posteriori se la fattura è invalida

È ammesso il rilascio a posteriori del certificato di origine anche quando l’operatore abbia scelto di indicare l’origine con la modalità “dichiarazione su fattura” se, successivamente, tale dichiarazione risulti invalida. È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, con la sentenza 19 dicembre 2019, n. 33958.

Com’è noto, l’origine delle merci provenienti da Paesi con i quali l’Unione europea ha concluso un accordo di libero scambio può essere attestata con il certificato di origine EUR 1, rilasciato dalle autorità estere, ovvero con una dichiarazione su fattura, apposta dal fornitore che possieda la qualifica di esportatore autorizzato (c.d. modalità semplificata).

Nel caso in esame, una società italiana aveva importato dal Messico alcuni prodotti, esibendo in dogana le fatture con la dichiarazione di origine del fornitore, al fine di beneficiare del dazio preferenziale. Poiché, a seguito di alcuni controlli, era emerso che l’autorizzazione dell’esportatore era in realtà scaduta (con conseguente invalidità della sua dichiarazione) la società aveva chiesto alle autorità messicane il rilascio a posteriori dei certificati EUR 1 per i prodotti importati.

La dogana italiana, tuttavia, aveva considerato non ammissibile tale procedura, ritenendo che non ricorressero le “circostanze eccezionali” che legittimano il rilascio a posteriori dei certificati di origine e aveva quindi negato il trattamento preferenziale per la merce importata.

Confermando l’operato della Società, la Corte di Cassazione ha ricordato che l’Accordo UE- Messico (come molti altri accordi analoghi) consente l’applicazione del regime preferenziale su presentazione, in via alternativa, di un certificato di origine Eur 1 o di una dichiarazione rilasciata dall’esportatore sulla fattura di vendita. Lo stesso Accordo, peraltro, ammette anche il rilascio a posteriori dei certificati, quando a) tale documento non è stato emesso al momento dell’esportazione per errori, omissioni involontarie o circostanze particolari oppure b) si dimostra che è stato rilasciato un certificato di circolazione EUR 1 ma che questo non è stato accettato dalla dogana di importazione per “motivi tecnici”.

Nella pronuncia in esame la Suprema Corte chiarisce che l’ipotesi di cui alla lettera a) ricorre non soltanto quando l’esportazione sia avvenuta in assenza del materiale rilascio di un certificato, ma anche quando questa abbia avuto luogo sulla base di un altro titolo che, pur di astratta idoneità, era, in concreto, invalido e dunque inesistente.

Ciò è quanto è avvenuto nella fattispecie in esame, poichè la merce è giunta in Italia con una dichiarazione su fattura dell’esportatore autorizzato, ma questa era ab origine invalida, perché emessa da un soggetto privo della necessaria qualifica.

Poiché, di fatto, la spedizione è avvenuta in condizione di “omesso rilascio” del certificato EUR 1, è dunque legittima la richiesta di emissione a posteriori di tale documento, a nulla rilevando che, in sede di importazione, sia stata (inutilmente) adottata la modalità di dichiarazione su fattura.

Una diversa interpretazione, precisa la Corte, sarebbe in contrasto con la ratio stessa della normativa. Se, infatti, è ammessa una “sanatoria” a posteriori dell’esportazione avvenuta in assenza di certificato EUR 1, tale possibilità non può essere preclusa quando l’origine della merce sia stata attestata sulla base di un diverso titolo (di per sé ammissibile) che, in concreto, si sia rivelato invalido e dunque non sufficiente.

Acclarata l’ammissibilità, in via astratta, del rilascio a posteriori del certificato EUR 1 anche per le operazioni avvenute in modalità semplificata (ossia con dichiarazione su fattura), occorre comunque verificare se ricorrono le condizioni di applicabilità dell’istituto ossia se, in concreto, vi siano stati “errori, omissioni involontarie o circostanze particolari” tali da impedire il rilascio del certificato (art. 17 Accordo UE-Messico).

Nel caso di specie, come ricordato, il fornitore messicano della merce ha omesso di chiedere il rinnovo dell’autorizzazione di esportatore autorizzato. Secondo la Corte, tuttavia, tale situazione deriva necessariamente da un errore (non aver rilevato la scadenza della precedente certificazione) ovvero da un’omissione involontaria (mancato inoltro della richiesta di rinnovo) ossia dalle due ipotesi previste dall’art. 17 dell’Accordo.

Poiché, proprio a causa di tale errore-omissione il fornitore messicano ha (indebitamente) optato per la dichiarazione di origine su fattura, non richiedendo l’emissione dell’apposito certificato EUR 1, appare legittimo il rilascio a posteriore di tale documento, con conseguente applicazione del dazio preferenziale.

Gennaio 2020

 

Lucia Mannarino